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abbigliamento slow fashion

I costi reali dietro la moda sostenibile

di Erika Federici

Il fatto che l’industria della moda sia responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra è ormai una cosa ben nota e fortunatamente sempre più persone cominciano ad essere sensibili riguardo le tematiche ambientali e la ricerca di opzioni moda sostenibile.

Un sondaggio internazionale del mese di aprile ha rilevato che circa il 67% dei consumatori considera importante l’utilizzo di materiali sostenibili durante l’acquisto, mentre il 63% considera il modo in cui il brand si impegna a promuovere la sostenibilità.

Tuttavia la strada per riuscire ad abbattere i costi di produzione nella moda sostenibile è ancora molto lunga ed il prezzo rappresenta tuttora uno scoglio che frena la maggior parte delle persone di fronte al carrello.

Slow fashion: prezzo alto o giusto valore?

Per calarsi nei panni di chi sta dietro alla produzione e giudicarne quindi il prezzo, è necessario capire quali sono i fattori che influenzano il costo finale di un capo o di un accessorio: materie prime, lavorazione, finiture, confezionamento, packaging, fino ad arrivare alle spese di gestione del brand stesso.

Ovviamente questo non vale solo per la moda sostenibile, e una volta considerati gli effettivi costi del materiale, è opportuno chiedersi dove e in quali condizioni economiche è stato confezionato un determinato prodotto.

Il problema principale è che noi tutti, abbiamo normalizzato i prezzi bassi senza chiederci perché un prodotto costa così poco.

E invece il primo passo sarebbe proprio cominciare a chiedersi:

“Che costo ha la maglietta che tengo in mano?”

Nel valore di quei 10-15 euro ci sono persone che per poter dare da mangiare alla propria famiglia, pagano il prezzo di lavorare per qualche manciata di centesimi l’ora non avendo alternative.

Per quel pantalone all’ultima moda “economico”, c’è il prezzo di chi ha perso un proprio caro sotto le macerie di un luogo di lavoro che taglia fuori ogni sorta di sicurezza dei lavoratori.

Senza dimenticare il prezzo per la salute nel mettere a contatto della propria pelle e quella dei nostri bambini, tessuti realizzati con processi chimici, microplastiche e cotone cresciuto a suon di fertilizzanti, spesso mascherati come naturali da cartellini super green, che di Green non hanno nemmeno il colore!

Non è la moda sostenibile che costa tanto, ma il fast fashion che costa poco.

Siamo abituati a divorare vestiti tramite lo shopping per noia, per vezzo e perché costa poco.

L’era del Fast fashion, basata su un’economia di consumismo, ha cambiato il nostro modo di percepire un reale bisogno da un capriccio da togliersi solo perché va di “moda” o perché in saldo.

La qualità dei prodotti, l’etica per i lavoratori, la manodopera e il rispetto per l’ambiente vengono gettati dietro l’angolo della poca consapevolezza voluta e appositamente creata, dal fast fashion.

Mio modesto parere: se ci fermassimo a riflettere su ogni singolo elemento che ha dato vita a quell’indumento, i nostri armadi sarebbero meno incasinati e le nostre coscienze più pulite.

A proposito, se vuoi approfondire l’argomento su cosa comporta a livello umano la retribuzione del lavoro, ti suggerisco “The True Cost”, un documentario che non potrò mai scordare.

La produzione slow fashion

Quindi abbiamo chiarito che bisogna fare molta attenzione al luogo da dove provengono i vestiti che vogliamo acquistare.

Ma ora proviamo a dare qualche numero prendendo l’esempio della canapa tessile: nella produzione di una copertina per bambini in canapa naturale, il solo costo del pregiato filato di canapa incide per almeno un 50% del costo!

C’è anche da considerare la qualità dei prodotti lavorati in Italia invece di altri paesi dove il costo del lavoro è basso.

Produrre in Italia significa fornire ai lavoratori un salario e un contratto nazionale ma allo stesso tempo puntare su una manodopera professionale con esperienza.

Rotta inversa al fast fashion : un consumo lento e più consapevole

Ma quindi è conveniente acquistare tessuti naturali?

Si, rispetto alla scelta tradizionale che il mercato offre.

Il fast- fashion si basa principalmente sull’economia massiva e lineare.

La filosofia di piccole realtà di produzione familiare e made in Italy va incontro allo slow-fashion: produrre solo quello che è necessario al fine di combattere una sovrapproduzione.

Nelle piccole botteghe c’è dietro un mondo fatto di attenzione per i dettagli e creatività che invece viene oscurato dalla grande produzione.

Allo stesso tempo il lavoro degli artigiani viene valorizzato e giustamente retribuito. Non può esserci paragone con un capo realizzato in condizioni nettamente differenti come quelle delle grandi catene, che si nascondono dietro il bio.

Ad ogni modo credo che oggi giorno sia necessario ricalibrare la nostra bussola del buonsenso, che è la nostra migliore guida.

Dov’è che quindi esiste un vero risparmio nella moda sostenibile?

Beh, innanzitutto chiediamoci: acquistare T-Shirt a 9,99 € che dureranno una stagione, è un risparmio? C’è bisogno di cambiare il modo di conferire valore alla merce.

Ad ogni modo prendiamo in esempio un bagnoschiuma solido. Il suo costo iniziale è superiore alla bottiglia che troviamo al supermercato, 10 € contro 2-3 €.

È vero, magari spendi di più all’inizio ma la durabilità e qualità valgono il doppio di ciò che si trova nella grande distribuzione.

L’intenzione è quella di promuovere un ritorno all’economia di beni che siano durevoli e non usa e getta; acquistare di meno, consumare in modo smart ed in modo eco-sostenibile per una convenienza a lungo termine.

La prossima volta che sei bloccata di fronte ad un capo o accessorio in tessuto naturale, chiediti se vuoi davvero fare quel passo in più che non tutti riescono a fare.

Un passo verso il tuo cambiamento volto ad una modalità più rispettosa, più etica e consapevole di acquistare.

Siamo nel 2022, e forse qualcosa si sta smuovendo.

Non aspettare l’occasione per cambiare, il cambiamento sei tu con le scelte che prendi oggi stesso.

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